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Monthly Archiveluglio 2009

Serial digital interface [SDI]

Serial Digital Interface o SDI è uno standard di categoria broadcast. La Serial Digital InterfaceSDI) è un’interfaccia digitale seriale utilizzata per il trasporto di segnali video in ambito professionale e broadcast. Essa è standardizzata come ITU-R BT.656 e SMPTE 259M.

L’interfaccia SDI è un sistema di trasmissione di segnali digitali non compressi e non criptati ed è di larghissimo impiego all’interno delle infrastrutture di produzione televisiva. È possibile, come opzione, trasferire anche segnali audio integrati all’interno del flusso video.

La larghezza di banda di questo collegamento è di 270 Mbit per secondo. Questa implementazione è studiata per la trasmissione di segnali televisivi PAL e NTSC (quella che oggi chiamiamo definizione standard) per cui si associa spesso la sigla SD (standard definition) alla sigla SDI (SD-SDI).

Con opportuni equalizzatori sull’apparato ricevente è possibile inviare segnali a 270 Mb/s su cavi lunghi anche 150 metri, ma è preferibile l’uso di distanze inferiori. I segnali in alta definizione hanno una lunghezza massima inferiore, nell’ordine degli 80 metri.

Standard is based on a 270 Mbps transfer rate, over a single 75 ohm coaxial cable, up to 600 feet. Serial Digital Interface is a digital broadcast television standard providing digital encoding of standard NTSC and PAL formats, with embedded audio. SDI is used in Television stations, cable channels, and professional production Equipment. Refer to the SDI page for more information.

la presa scart

Con SCART si intende in genere sia il cavo SCART che la presa SCART, sebbene ovviamente in certi casi sia necessario specificare di cosa si stia parlando, ai fini della chiarezza del discorso.

La presa SCART è un particolare tipo di connettore utilizzato nei televisori e negli apparecchi che ad esso devono essere collegati, come videoregistratori, decoder, Lettori DVD e DVD-recorder.

La presa è dotata di 20 piedini (detti anche poli o “pin”), ognuno dei quali veicola un segnale elettrico analogico, che può uscire o entrare nella presa SCART. Il bordo metallico della presa e del cavo che ad essa si connette funge da ventunesimo contatto, e veicola la massa della schermatura.

Il connettore  nasce come un tentativo di formare  un’ unica “porta” del televisore verso  servizi diversi: videoregistratore, sintonizzatore per satellite, centraline, ecc.
Purtroppo non è un connettore privo di difetti.
Per il collegamento con più apparecchi può essere necessario un commutatore.
Ma in certi casi “attingendo” ai  singoli piedini si possono collegare più apparecchi ad una sola presa.

Nel corso dell’84 (ormai quasii trenta anni fa) vi fu un decreto dell’allora ministro Gava, che impose su tutti i televisori e videoregistratori importati in Italia la presenza del connettore SCART, detto anche “Euro”. L’eccezione riguardava solo i televisori più piccoli (dai 14″ compresi in giù) su cui era ed è del tutto facoltativa.
Quel decreto recepiva un accordo internazionale, siglato a livello europeo, su un connettore che potesse servire per le connessioni video di ogni tipo: dai segali digitali a quelli in videofrequenza, dai segnali RGB a quelli videocompositi.
Quel connettore, a chi scrive, pare proprio un’occasione mancata. Innanzitutto, perché si tratta di un oggetto relativamente costoso e scomodo, troppo poco flessibile e troppo ingombrante. A questo mondo c’è di meglio anche come flessibilità, comodità e sicurezza di funzionamento. Una bella fila di connettori separati (come i plug audio) avrebbe conferito una flessibilità enorme: si sarebbe ad esempio potuto collegare solo l’audio con il connettore del video, eccetera. Si notò in breve tempo la scarsa lungimiranza dei progettisti di questo connettore: di lì a poco -quando comparve il Super-VHS) ci si rese conto che si doveva già ricorrere ad espedienti tanto strampalati, che oggi i TV e i videoregistratori “Super” adottano un connettore in più. Con buona pace dello SCART. Ci si accorse ancora una volta che la tecnologia video abita altrove, al di fuori dell’Europa e al di fuori dei decreti governativi correlati. C’è da dire che questo infelice connettore non ebbe l’attenzione che si meritava neanche da parte dei costruttori: sarebbe stato bene pensare di dotarlo di una serie di comandi supplementari, ad esempio di quelli necessari al funzionamento delle centraline di montaggio, con duplicazione dei comandi inviati di solito dai codici ad infrarosso dei vari telecomandi. Ma qui si entra in un campo dove nessuno si è preoccupato troppo delle esigenze dell’utente, o per lo meno si entra in un settore dove il cammino e in salita per un sacco di motivi.
Uno degli svantaggi di questo connettore è senza dubbio la sua dimensione eccessiva, e vi porto un esempio di come questo aspetto a prima vista trascurabile diviene dominante: ve lo immaginate montato su una videocamera? Oggi si sta a calibrare il centimetro cubo occupato dal tamburo rotante o dai meccanismi essenziali, immaginate voi mettere dentro un connettore che occupa un bel pezzo di videocamera!
Se queste grandi dimensioni lo rendessero almeno flessibile e modificabile con facilità, pazienza. Ma effettuare le saldature a stagno sui suoi contatti non è più agevole che su altri connettori più piccoli.
Una volta presa visione di tutti i suoi limiti, è opportuno guardarlo un po’ da vicino per vedere se lo si può sfruttare un po’ meglio di quanto si fa normalmente.
Il connettore SCART ha la serie di contatti descritti brevemente nella figura quì sopra. Conoscere questi contatti è abbastanza utile a chi ha un minimo di pratica con il bricolage, perché gli permette di accedere direttamente a dei segnali che possono essere abbastanza utili in diverse circostanze.

Ad esempio, abbiamo ormai detto più e più volte che seguire un buon programma con un audio migliorato è molto più coinvolgente, che farlo con l’audio che arriva dai soliti altoparlantini del TV. Se si vuol “prendere” il segnale audio da inviare all’amplficatore audio, ecco che si può costruire  (o cercare sul mercato) un cavo che abbia da una parte i soliti plug audio e dall’altra tre contatti che entrano nei fori 1, 3 e 18.

DVI Digital Visual Interface

La Digital Visual Interface è una porta, ovvero un apparato hardware in grado di trasmettere del segnale video. Si trova spesso su computer, televisori e videoproiettori che richiedono video ad alta definizione. Attraverso di essa il segnale video viene inviato al monitor in forma digitale, quindi meno soggetta ai disturbi.

La DVI viene implementata ormai in molte schede video di ultima generazione, e porta a un notevole miglioramento rispetto alle precedenti interfacce analogiche. Le immagini prodotte dalle interfacce DVI sono molto nitide, ad alta risoluzione e predisposte per l’HDTV.

click sull’immagine per ingrandire

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Pinout del connettore DVI

Digital Visual Interface [DVI] .. standard for high-speed, high-resolution digital displays. Developed by the Digital Display Working Group (DDWG).

Refer to the DVI page for additional info and connector pinout, signal names and a description {This web site}

Digital Video Broadcasting/Digital Audio-Visual Council (DVB/DAVIC), developed by DAVIC [inactive] and DVB and adopted by European Telecommunication Standards Institute (ETSI) and International Telecommunication Union (ITU)

DVI has a number of different types connectors:
DVI-D Digital only connector; 24 pins [modified D style]
DVI-I Digital and Analog [RGB]; 29 pins [modified D style]
DFP Digital only connector

Video composito (Composite Video)

Single “Yellow” (shielded) RCA jack [75 ohm coax cable], which is not to be confused with the Audio (Red and White) jacks of the newer three cable systems, or just a single black wire in the older systems. It’s a composite of the black-and-white information (Y) and the color information (C). Composite Video may also be called VBS [Video, Blanking and Syncs], or CVBS [Color, Video, Blanking, and Sync]. S-Video is better than Composite Video, and Component Video is better than either of them.

Component Video

Component Video is also called YPbPr, or YCbCr and transmits the picture information in a luminance and phase-opposite chrominance pair over three coax cables [Red, Green, and Blue]. RGB [Red, Green, Blue] is some times also called Component Video, but combine the color, black and white signal

YPbPr is ‘sometimes’ used when discussing the three-wire analog video component interface EIA-770 [EIA-770.2-a SMPTE-240M and others]. The luminance (Y) is represented separately from the color components (Pb and Pr).
In some cases The Y output is provided as a Green jack, the Pb is provided as a Blue jack, and the Pr is provided as a Red jack. The ‘Y’ signal carries the black and white information, The ‘Pb’ and ‘Pr’ signals carry the color difference signals.

YCbCr is used when discussing a digital component interface ITU-601 or ITU-656 digital interfaces (formerly CCIR-601, CCIR-656). Y is Luminance, Cb is Blue Chromanance, and Cr is Red Chromanance. CCIR-601 defines an 8-bit DIGITAL 2’s compliment coding for component video

RGB is the component format in which the primary colors (red, green, and blue) are transmitted as three independent components. The color, black and white signals are combined within these three signals. Only using RGB inputs requires separate horizontal and vertical sync inputs. RGB presents a better [TV] signal than the other forms of Component video, S-Video, Composite Video, or RS-170. RGB sends each signal on a separate cable and does not mix the color signals.